Di coccole, amore e altre sciocchezze

Avete presente quelle scene dei film, in cui lui e lei si guardano innamorati, in silenzio, si abbracciano e si baciano senza alcuna preoccupazione al mondo, totalmente persi l’uno nell’altra? Ecco, stasera io e Chiarapunzel eravamo così. Occhi negli occhi, ci abbracciavamo tra i sorrisi, i bacini e le coccole. E non c’era altro all’infuori di noi. Ma neanche dentro di noi. Non c’era nemmeno la Sindrome. C’era solo l’amore di una mamma e della sua bimba. Questione di attimi, la mia mente non si rilassa tanto a lungo, ma è stato speciale, un momento intenso.

Stasera ho provato nostalgia, domani riparto e torno a casa senza di lei. Ah, forse dovrei scrivere dove sono: siamo in un ospedale specializzato, al nostro terzo ricovero per valutazioni, inizio ad esserci abituata. I primi due sono stati parecchio duri, l’impatto con la disabilità grave è forte, lascia il segno. Lo ha fatto anche stavolta. Ma ne parlerò in un altro momento. Il punto, ora, è che domani tornerò a casa e sarò di nuovo nel mondo. Un mondo che si preoccupa di minuzie e si dimentica di sorridere, che snobba la gentilezza e gira le spalle alla sofferenza altrui o se ne serve per certificare la propria bontà, che parcheggia nei posti riservati ai disabili perché “tanto ci metto cinque minuti”. Un mondo che per sua natura tende a inglobarti del tutto, rendendoti incapace di dare il giusto peso alle cose e facendoti dimenticare il ruolo dell’amore.

Venire qui è dura, ma è dura anche andarsene.

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