“È tornata la mamma!”

Tutti i bambini piccoli hanno bisogno dei loro genitori. Delle coccole della mamma, delle risate, dei libricini da toccare, dei cucchiaini da mettere in bocca, dei pannolini puliti sui sederini, delle pernacchie sui pancini, dei “no, questo in bocca no”, dei ritorni da festeggiare con un abbraccio. È bello dare queste cose ai propri figli, è indubbiamente piacevole. Ma a volte è anche faticoso o è persino “adesso, proprio non ce la faccio”.
Ci sono bambini così solari e gioiosi da ricaricarti l’animo di gratitudine e sorrisi e ci sono bambini che hanno bisogno di un’attenzione in più, perché per loro imparare una cosa nuova è difficile e non è naturale come per gli altri.
Chiarapunzel è tutto questo. Lieta e fiduciosa cerca le mie attenzioni, ma incerta e impacciata esegue gli esercizi che le propongo sotto forma di gioco.
Ed è dura, a volte, vivere con il pensiero di doverle far imparare, doverle far fare, sapendo che, se dipendesse da lei, certe cose non le imparerebbe affatto, a differenza degli altri bambini, che passano da una tappa all’altra con naturalezza, senza nemmeno rendersene conto.
È dura, per me, proprio per il pensiero che c’è dietro, più che per gli esercizi in sé, perché mescola il mio ruolo di madre a quello di una terapista. Il tutto appesantito da un senso di responsabilità legato al tempo che scorre e che non posso assolutamente sprecare.

Pensavo a queste cose quando stasera, stanca, confusa e anche infastidita per aver lasciato troppo spazio alle preoccupazioni del domani, sono tornata a casa e ho visto Chiarapunzel in braccio al papà. Mi aspettava.
La guardo dal finestrino: ride. Scendo dalla macchina, sbatte forte le braccia per la gioia mentre mi guarda avvicinarmi. Vado da lei, la prendo in braccio e la stringo a me. Ora ci siamo solo noi, ora ci sono solo le coccole e va bene così. La copro di baci e lei è felice.

Sì, tesoro, è tornata la mamma.

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