Fuori

Uscita. Mi hanno dimessa. Ricovero finito. FI-NI-TO. Un altro graditissimo regalo di compleanno. Continuerò la terapia a casa, farò prelievi e visite ma non avrò più un accesso venoso sempre con me e sarò libera di muovermi, anche se ancora con calma. Vuol dire che sto guarendo, che sono quasi guarita, che la terapia ha funzionato e che tra qualche mese – quando avrò eliminato tutti i farmaci – potrò considerare archiviato questo brutto episodio.


Nell’immediato significa soprattutto che tornerò a tempo pieno dalle mie bimbe, che già vedevo in permesso da un po’, e si ristabilirà quell’equilibrio di cui hanno bisogno per sentirsi serene.
Mimmi ha iniziato la primaria, è un passaggio importante che purtroppo è stato complicato dalla mia assenza.
Chiarapunzel ha iniziato la materna, gradualmente, ma ha dovuto interrompere tutte le terapie e ora, piano piano, riprenderemo anche quelle.
Io mi sento molto contenta, sollevata, grata. E voglio approfittare di questo post per ringraziare tutte le persone che mi hanno manifestato il loro affetto, la loro vicinanza. Chi si è offerto di dare una mano, chi di mani ne ha date anche più di quelle che aveva – penso soprattutto ai nonni – chi ha pregato ogni giorno per me. Chi ha donato fondi per la ricerca sulla Sindrome di Angelman, che ci sta sempre bene, facendomi raggiungere una cifra al di sopra delle mie aspettative. E ringrazio Poldo, naturalmente, che ha fatto il possibile e anche di più per coprire la mia assenza in famiglia e che allo stesso tempo si è preso cura di me.
Davvero, di cuore, grazie a tutti, sentirvi vicini è stato proprio piacevole e ha allietato questo periodo difficile.

E ora? E ora alcune cose cambieranno, i miei ritmi non potranno essere più quelli di prima e bisognerà organizzarsi diversamente. Beh, non potranno nemmeno essere distesi come quelli del ricovero – peccato, ero riuscita a leggere un sacco – ma di questo prometto che non mi lamenterò :-).  
I miei ritmi, dicevo, dovranno cambiare non solo perché ora come ora non sarei in grado di sostenerli ma anche perché, in prospettiva, bisogna che mi dia una regolata.
Ricordate il post sul prendersi cura di sé? Io probabilmente non abbastanza. Ossia, per un certo periodo me ne sono ricordata, poi qualcosa deve aver preso il sopravvento. Oppure, cosa estremamente probabile, a un certo punto sono cambiate le condizioni e non mi sono più potuta permettere di vivere come mi ero prefissata. Perché, di fatto, non tutto dipende da noi e dai nostri buoni propositi: gli ultimi mesi sono stati molto pesanti proprio perché erano subentrate tante cose di cui dovevo occuparmi e tutte si trascinavano dietro un alone di preoccupazione malsano. La scuola e la questione insegnanti di sostegno, il centro estivo e i problemi che si erano creati per farlo partire, i tutori di Chiara da cambiare senza sapere come farlo, gli occhiali da farle portare ma diventati ingestibili. E poi, la vacanza estiva, più faticosa che mai per vari motivi, i problemi delle persone intorno a me ai quali non sapevo dare una risposta, il lavoro che è passato da routinario a straordinario. Insomma, il contesto era pesante, ha provato a schiacciarmi e ho la sensazione che ci sia riuscito. Da un punto di vista medico non c’è diretta correlazione tra lo scatenarsi di una malattia autoimmune e un periodo difficile, perciò non posso dire che il mio ricovero di maggio (più breve e del quale non avevo scritto nulla) e questo siano legati a un periodo troppo pesante, ma un vago sospetto c’è.
Quando pranzi in dieci minuti perché hai sempre qualcos’altro da fare, anche se questo qualcos’altro in realtà potrebbe benissimo aspettare, o arrivi a non leggere nemmeno due righe di un libro perché non riesci a prestargli attenzione, dato che la tua mente è riempita da altri pensieri, non va bene. Io a volte non riuscivo proprio a liberarla la mia mente. In queste settimane, invece, l’ho svuotata del tutto. Ho passato ore a leggere o vedere film senza il minimo senso di colpa per le cose che avrei potuto fare nel frattempo: è stata una bella sensazione. C’era bisogno di arrivare a tanto per provarla? Ovviamente no, ma è andata così.
Mi sono svuotata così tanto che quando ho rivisto Chiarapunzel dopo la prima settimana di distacco ho provato qualcosa che mi ha stupita: era come se non sapessi relazionarmi con lei. Dopo averla rivista più volte, poi, è passata, ho ritrovato la mia bimba e i suoi slanci sono tornati a essere naturali, anche se non gestibili da sola. Questo mi ha fatto misurare la portata del distacco: ho vissuto proprio in un altro mondo, per almeno una settimana. Ne sono seguite altre tre, intense ma dilatate allo stesso tempo, che mi hanno portata a sentirmi come mi sento ora. Ricordo che lo psicologo del reparto, con il quale ho avuto modo di fare qualche chiacchierata, mi ha parlato della necessità di avere uno stimolo di pancia, non solo di testa, per decidere davvero di cambiare le cose. Perché è giusto e sano dire “così non posso continuare”, ma bisogna “sentire” di non poterlo fare, per decidersi veramente. E ora lo sento.  

Beh, questo post è un po’ più lungo del solito (non ho avuto il tempo di farlo più breve, Pascal docet) ma come gli altri condensa i pensieri del momento, perciò si vede che avevo diverse cose da dire.
Bello essere a casa. Grazie ancora a tutti, un abbraccio collettivo per voi.

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