Il nostro Dynamo Camp

Siamo stati in un’oasi felice. In cui il mio telefono non prendeva un granché e comunque lo guardavo molto poco.

Appena ne siamo usciti, domenica pomeriggio, siamo stati investiti dagli aggiornamenti su un virus ormai più famoso di Michael Jackson, aggiornamenti che ci hanno riportati subito in una realtà diversa da quella che avevamo lasciato, quasi surreale.
Ma non è di questa nuova realtà che voglio parlare, ne hanno disquisito già in tanti. Voglio invece tornare con la mente a quell’oasi. La chiamo così perché è un posto immerso nella natura e finché ci stai dentro ti senti isolato dal resto del mondo.

Siamo stati 3 giorni al Dynamo Camp. Insieme a noi c’erano altre famiglie Angelman e con alcune di loro ho condiviso piacevoli momenti di chiacchiere e scambio. Per la maggior parte del tempo, però, siamo stati insieme noi quattro, anzi, io e Poldo in particolare, e abbiamo vissuto delle esperienze nuove e interessanti. Ci siamo cimentati in attività mai provate prima, ci siamo rilassati, abbiamo sorriso e riso tantissimo, abbiamo anche dato un’espressione artistica (o presunta tale) al nostro vissuto e alle nostre percezioni. Tutto questo in un contesto molto sereno, lontani dagli occhi indagatori di chi ha timore della disabilità, vicini ai volti e alle mani operose di chi si è preso cura delle nostre bimbe per lasciare a noi genitori qualche momento di pausa, di complicità, di relax e anche di divertimento. È stata un’esperienza breve, ma dall’impatto forte, la consiglio senza dubbi. Dal mio punto di vista gli è mancata solo una cosa: uno sguardo verso l’Alto, che io trovo fondamentale ma che non tutti avrebbero condiviso.

Ma cosa è stato questo Dynamo Camp? Cosa abbiamo fatto? Potrei raccontarvi ogni giornata descrivendone i dettagli ma preferisco non farlo: quando sono arrivata sapevo molto poco di quello che ci aspettava ed essere poco preparati ha reso tutto ancora più sorprendente. Inoltre attività e persone cambiano di continuo perciò rischierei di creare aspettative che rimarrebbero insoddisfatte.

Aggiungerò solo che, come tutte le cose belle, non è durata abbastanza. Ma così è, speriamo di poterci tornare. Non chiederò di farlo troppo presto perché, purtroppo, c’è un limite al numero di volte in cui ci si può accedere. Ne approfitterò per dare a tutti noi il tempo necessario per vivere un’esperienza tutta nuova.

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