(L)ode ai nonni

Albero con panchina

Come farei senza? Non lo so. Come farò, un giorno? Non lo so, magari faranno loro senza di me, chi può dirlo, è un’ipotesi possibile anche se poco auspicabile per le mie bimbe.
Di fatto, la loro presenza e il loro aiuto mi permette di continuare a lavorare,

anche se a orario ridotto, e di garantire impegno e una buona continuità. Perché è vero che c’è l’asilo, la scuola e ora il provvidenziale centro estivo, ma è anche vero che i bambini piccoli si ammalano e per me non sarebbe semplice – anche se necessario – rimanere a casa a ogni febbre. Anche perché devo già assentarmi dal lavoro per le terapie e i ricoveri programmati.

Ma non è solo per il lavoro che il supporto dei nonni è fondamentale. Per permettere a Mimmi di partecipare ad alcune attività devo appoggiarmi a loro. E se non potessi farlo? Mimmi dovrebbe rinunciare ad andare in piscina, per esempio, oppure io dovrei portare sempre con me Chiarapunzel, cosa piuttosto complicata proprio in piscina, per restare nell’esempio, posto molto affollato e brulicante di ripide scale.

Insomma, l’aiuto dei nonni alleggerisce il peso che tutti noi, a casa, dobbiamo portare.
Io poi sono particolarmente fortunata perché posso contare su ben quattro nonni – anche se molto diversi tra loro per disponibilità di forze, tempo e ingegno – e persino su alcuni zii a noi molto vicini, che dimostrano sempre grande affetto e premura per noi e la piccola Chiarapunzel.

Certo, appoggiarsi così tanto ai nonni significa chiedere. Chiedere e richiedere. E non è sempre facile.
Qualche giorno fa, per esempio, mi sono sentita in colpa quando ho scoperto che mia madre, che aveva accettato di portare a terapia Chiarapunzel al posto di Poldo – impegnato in una riunione – si era dovuta alzare presto nonostante una notte quasi insonne. (L’ho scoperto dopo, chiaramente, altrimenti avrei annullato la terapia).

Nonostante tutto il loro supporto, a casa viviamo a ritmi serrati e io, se per caso mi trovo ad avere mezz’ora libera, cerco il modo di impiegarla in qualcosa: forse ci sono immagini da stampare, forse posso ragionare su nuovi obiettivi… Per staccare, o riposarmi, ho bisogno di avere un’attività programmata, altrimenti non mi spengo o non sposto i miei pensieri da un’altra parte. Anche per questo il lavoro per me è importante: se devo scrivere un testo la mia mente deve essere lì, per forza, e io son ben felice di portarcela, le fa bene.

Nonni babysitter, quindi, ma anche cuochi: con qualcosa di pronto da scaldare quando torno a casa tardi, con un ottimo pranzetto da consumare velocemente al posto di un panino quando ho poco tempo prima di riprendere le figlie all’asilo.
Nonni che capiscono, che ascoltano, che propongono, che, a volte, contestano – ci son caratteri e caratteri – ma sui quali sai che puoi sempre contare.

E quindi ecco il mio grazie, insieme a quello di Poldo, perché oltre a fare i nonni di Mimmi, come degli altri nipoti, sono i nonni di Chiarapunzel, con la quale è meno semplice trascorrere del tempo e che richiede braccia forti e attenzione costante. Grazie di tutto: quello che riusciamo a fare per la protagonista di questo piccolo blog è anche merito vostro, perciò grazie, mille volte grazie.

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