Mamma mamma mamma

Mongolfiera al tramonto

Ebbene sì, la parolina è arrivata: Chiarapunzel dice mamma. Lo aveva già detto in passato, ma di sfuggita, passando per tante “m” ripetute così a lungo che sembrava proprio che la parolina fosse lì lì per uscire, tanti mesi fa, e invece non usciva mai.


Ora è un suono preciso, pulito. Lo dice per “mamma”, ma anche per tanto altro: è l’unica parola compiuta che sa pronunciare e la usa per tutto, se la gioca e sperimenta con intonazioni, velocità e cadenze diverse. Dice anche baba, anche se meno spesso, e stiamo provando a farle associare questo suono a “babbo”. Ovviamente Mimmi è rimasta malissimo, perché il suo nome non lo sa dire, però stiamo provando a farle collegare il “me”, che Chiarapunzel a volte dice, proprio a “Mimmi”. Vedremo come andrà, la bimba grande di casa sarebbe molto felice di sentirsi chiamare dalla sorellina.

È un altro traguardo importante, che voglio mettere insieme al primo gioco strutturato e prolungato che abbiamo fatto insieme: pochi giorni fa per almeno un quarto d’ora io e Chiarapunzel abbiamo giocato con la macchinina telecomandata in un modo semplice ma preciso: io facevo girare per la stanza la macchinina, lei la inseguiva tutta felice, la catturava e se la teneva stretta per un po’, poi la rimetteva a terra e la spingeva in avanti perché ripartisse, io la rimandavo in giro per la stanza e il gioco proseguiva, con Chiarapunzel tutta contenta quando la macchinina scappava da lei o le andava incontro e lei doveva afferrarla. Spero sia l’inizio di tanti altri giochi prolungati, per il momento la sua attenzione in un’attività non è molto lunga, forse la cosa che riesce ad attrarla più a lungo sono i libricini, per i quali ha un grande interesse e che le propongo fin da quando era piccolissima: riesco a tenerla con me per la durata di tutta una storia. Certo, parliamo di racconti molto semplici e brevi, ma anche qui bisogna andare per gradi e per ora mi sembra che stia andando bene.

Sono piccole grandi cose, anche stavolta, che meritano un post perché sono evoluzioni, perché sono cose che rendono felici noi e lei, perché ci spingono a dare sempre qualcosina in più, anche se è fatica, anche se siamo stanchi, anche se vorremmo che arrivassero più velocemente o con meno sforzo. Ma tant’è, meglio gioire di quel che si ottiene che stare a lamentarsi di quel che non è possibile avere.

In effetti quest’ultima frase mi porta a una considerazione: da quando c’è Chiarapunzel, anzi, da quando siamo consapevoli della situazione di Chiarapunzel, la mia attenzione e il mio apprezzamento per le cose belle che ti capitano è cambiata molto. È stato un processo, niente di repentino, ma mi sono trovata a guardare le gambette di Mimmi, così ben fatte e capaci di salti e piroette, e a pensare a quanto sia bello avere la possibilità di usarle in quel modo. Un pensiero analogo, di gratitudine e gioia, l’ho avuto vedendo sempre Mimmi fare qualche bracciata a dorso in piscina, lei, così piccina e già così brava. È come se avessi uno sguardo nuovo, in questi momenti, uno sguardo che non dà per scontato, uno sguardo che mi aiuta a trovare la bellezza in tante cose che altrimenti sarebbero passate inosservate. Magari tornerò su questa cosa in un altro post, vedremo, il mio modo di vivere la nostra nuova vita è in divenire e, ora, non ho modo di sapere dove mi porterà.

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