Di squali, nervi e sorrisi

L’altro giorno avevo messo a letto Mimmi dai nonni, nel lettone, e Chiarapunzel, nel lettino, per il pisolino pomeridiano.
Stavamo in silenzio, in camera, aspettando sopraggiungesse il sonno quando a un tratto… na na na na na na na nannaanana nanaana (musica de Lo Squalo), il lettino inizia a cigolare e una testolina capelluta spunta lentamente dalle sponde. La scena si ripete e si ripete e Mimmi e io scoppiamo a ridere ogni volta. “Niente da fare, nessuna di voi puzzole dormirà questo pomeriggio”.
Una volta capito questo, ho potuto gioire per la novità: Chiarapunzel ha imparato a mettersi in piedi da sola in un lettino senza sbarre laterali. Un ottimo traguardo, direi.
Significa fine del tranquillo riposino pomeridiano? Chissà, lo vedrò con il tempo. Intanto è un’abilità in più e sembra proprio che la mia cucciola abbia fame di nuove abilità. Pur nella sua pigrizia, le piace imparare e cimentarsi in cose nuove e, soprattutto, dimostra di apprendere, nonostante tutto. Nonostante delle piccole crisi che hanno turbato la nostra quotidianità familiare che, giorno dopo giorno, abbiamo creato. Una quotidianità che si modifica periodicamente, come è normale che sia quando si hanno delle figlie che crescono, ma che è necessario avere per godersi dei periodi di pace.

Perché la pace, alla fine, è arrivata. Questo non significa che io non sogni più la mia villa con piscina, che non creda più nella ricerca e in tutto ciò che mi è impossibile controllare o prevedere ora, ma significa che abbiamo accettato la Sindrome di Chiara. Non è avvenuto in un lampo, non è avvenuto in un giorno, ma è stato il frutto di un percorso in cui noi, direttamente, abbiamo fatto molto poco. Perché, come dicevo qualche mese fa, Chiarapunzel cresce con noi, ha due anni e quattro mesi ma è come se fosse con noi da sempre. E noi siamo già cambiati, con lei accanto. Tanto ancora cambieremo, l’importante è che non rinunciamo alla speranza, alla luce, alla pace. Speranza in cosa? In tutto ciò che di buono può arrivare, qualunque cosa sia.
Cedere allo sconforto, soffermarsi a riflettere su ciò che non è stato, cadere nella trappola del vittimismo non serve. Potrei ripeterlo all’infinito. Anzi, non solo non serve, ma fa proprio male.
A me la cosa che butta più giù, in questa fase, non è niente di tutto questo, ma è il peso della responsabilità. Che ho come persona e come mamma di Mimmi ma che sento ancora più forte come mamma di Chiarapunzel, come se dovessi darle di più, sempre di più, e sentissi di non farcela. Ecco, questo mi appesantisce parecchio, mi innervosisce, mi stanca molto. Quando accetto i miei limiti, quando torno a guardare la gioia che c’è intorno a noi, mi riposo, allento le tensioni e ritrovo il sorriso.

A volte ci pensa proprio Chiarapunzel a ridarmi il sorriso.

Ieri, in piscina dopo la terapia, ero furiosa con Mimmi, che ne aveva combinate troppe per il mio livello (basso) di sopportazione del giorno. Alla fine Mimmi è andata via con Poldo e io mi sono trovata da sola con Chiarapunzel, nello spogliatoio. Lei era nel passeggino, mi guardava seria, senza sorridere, senza mugugnare nulla. Mi guardava. E io l’ho guardata a mia volta: un visino dolcissimo, bello, ma proprio bello, due occhioni che ti commuovono. Le ho preso la manina e le ho dato un bacino, con tutto l’amore che avevo dentro. E lei ha sorriso, è tornata contenta. In quel momento non ho potuto che ringraziare di averla accanto, in un minuto aveva annullato tutto il mio nervosismo e mi aveva ridato la pace. Perché la piccola Chiarapunzel ha il potere di scioglierti, con il suo affetto e la sua gioia. Sarà pure in parte data dalla Sindrome, ma sempre gioia è, e di certo è meravigliosa.

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